La carta artigianale è composta essenzialmente da cellulosa — il polisaccaride strutturale presente nella parete cellulare dei vegetali. Le differenze tra i tipi di carta a mano dipendono in larga misura dal tipo di fibra vegetale utilizzata: la lunghezza, la resistenza meccanica, il grado di purezza della cellulosa e la risposta ai trattamenti di macerazione variano considerevolmente tra le specie.
Lino: la fibra di riferimento storico
Il lino (Linum usitatissimum) è stata per secoli la fibra principale impiegata nella produzione di carta in Europa, specialmente in forma di stracci provenienti da indumenti e biancheria usati. Le fibre del lino sono lunghe — tra 20 e 40 mm — e contengono una percentuale di cellulosa relativamente alta rispetto ad altri materiali vegetali. Questi due fattori si traducono in carta con buona resistenza meccanica, superficie omogenea e notevole durabilità nel tempo.
La carta prodotta con fibre di lino è tra le più stabili a lungo termine: molti documenti su carta di lino conservati in archivi italiani ed europei mostrano un deterioramento fisico limitato anche dopo diversi secoli. Questo aspetto ne giustifica l'impiego nella produzione di carta per restauro documentale e per edizioni speciali.
Canapa: resistenza e disponibilità locale
La canapa (Cannabis sativa) produce fibre con caratteristiche simili al lino ma con alcune differenze pratiche. Le fibre di canapa tendono a essere leggermente più corte e più grossolane, il che si riflette in una carta con texture più irregolare e superficie meno uniforme. Questa caratteristica non è necessariamente uno svantaggio: nella produzione di carta decorativa o di carta da imballaggio di qualità, la texture pronunciata è considerata un elemento estetico positivo.
In Italia la canapa industriale è stata coltivata storicamente in diverse regioni — Piemonte, Emilia-Romagna, Campania — fornendo una materia prima relativamente abbondante per le cartiere locali. L'abbandono della coltura nella seconda metà del XX secolo ha ridotto la disponibilità di fibra di canapa di produzione locale, portando molti produttori artigianali a rivolgersi a materiale importato o a privilegiare il cotone.
Confronto tra le principali fibre vegetali per la carta
- Lino: fibra lunga, alta purezza di cellulosa, carta resistente e durabile
- Canapa: fibra media, texture pronunciata, carta rustica con buona resistenza
- Cotone: fibra corta e morbida, carta liscia e assorbente, resistenza moderata
- Paglia di grano: fibra corta, contenuto di lignina elevato, carta meno stabile nel tempo
Cotone: la fibra moderna per eccellenza
Il cotone (Gossypium spp.) è diventato la fibra principale per la produzione di carta artigianale di qualità nel corso del XX secolo. Le fibre di cotone — spesso utilizzate in forma di cascami di filatura o di stracci di tessuto — producono una pasta di carta con caratteristiche di morbidezza e uniformità difficili da replicare con altre fibre. La carta di cotone al 100% è considerata il riferimento per la stampa artistica, la calligrafia e il disegno a acquerello.
Rispetto al lino, il cotone produce fogli con minore rigidità e maggiore capacità di assorbimento dell'acqua, caratteristica che lo rende adatto alla stampa a matrice (incisione, xilografia, serigrafia) ma meno indicato per applicazioni che richiedono elevata resistenza meccanica.
Altre fibre e materiali di recupero
La produzione artigianale di carta ha storicamente utilizzato una gamma ampia di materiali cellulosici oltre alle tre fibre principali. Stracci di juta, paglia di riso (utilizzata principalmente in Asia, ma presente anche in alcune produzioni italiane sperimentali), scarti di produzione tessile e fibre di ortica sono stati impiegati in contesti diversi.
La paglia di grano, pur essendo disponibile in quantità nell'Italia agricola del passato, produce una carta meno stabile a causa del contenuto di lignina — un polimero che, a differenza della cellulosa, tende ad ingiallire e a diventare fragile con l'ossidazione. Per questo motivo la carta prodotta con paglia non trattata non è adatta alla conservazione a lungo termine e viene limitata a usi temporanei o decorativi.
Il trattamento delle fibre: dalla materia grezza alla pasta
Indipendentemente dalla specie vegetale impiegata, tutte le fibre destinate alla produzione di carta richiedono un trattamento preliminare per eliminare le impurità e isolare la cellulosa. I passaggi principali comprendono la macerazione in acqua, la battitura meccanica (in passato con magli idraulici, oggi spesso con olandesi a cilindri) e, per le fibre non già purificate, un trattamento alcalino leggero per rimuovere la lignina residua.
La qualità della pasta dipende più dal trattamento delle fibre che dalla specie vegetale di partenza. Una fibra mediocre ben lavorata produce carta migliore di una fibra pregiata trattata in modo sommario.
Il grado di battitura determina la lunghezza finale delle fibre nella pasta: una battitura prolungata accorcia le fibre e produce carta più densa e liscia; una battitura breve mantiene le fibre più lunghe, dando un foglio con maggiore resistenza meccanica ma superficie più irregolare. I cartai artigianali regolano questo parametro in funzione dell'uso previsto per la carta.